Storia di Orciano - Proloco Orciano di Pesaro

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Storia di Orciano

Origini del castello medioevale

Lo storico Pietro Maria Amiani scrive, nel 1751, Memorie istoriche della città di Fano, nel quale parla di un'origine assai antica di Orciano. Su questo pare siano d'accordo anche i cartografi Abramo Ortelio, Giovanni Antonio Magini e Vincenzo Maria Coronelli. Lo storico Sebastiano Macci di Casteldurante nel De bello Asdrubalis narra la fondazione di un nucleo abitativo ad opera di cartaginesi in fuga dalla battaglia del Metauro del 207 a.C. Una prova di ciò sarebbe il ritrovamento, nel 1759, di una zanna d'elefante dell'epoca, che il celebre magistrato orcianese Cosimo Betti donò all'amico letterato Giovanni Battista Passeri, attualmente conservata presso il museo archeologico oliveriano di Pesaro.

Notizie più certe si hanno a partire dal VII secolo, periodo in cui, con l'avvento del cristianesimo, la popolazione abitante ad Orciano aderì alla fede in Cristo, lasciando le abitudini pagane: il tempio di Giano fu demolito e fu innalazata la chiesa di Santa Maria della Pieve, di cui si ha testimonianza dell'esistenza grazie a due bolle pontificie, pubblicate dall'Amiani, del 5 maggio 1156 di papa Adriano IV e del 18 aprile 1178 di papa Alessandro III. Con il nome di "pieve", si indicava una chiesa rurale con annesso il battistero ed era consuetudine già nell'alto medioevo di considerarla "chiesa matrice", da cui dipendevano altre chiese e cappelle prive di battistero. La Pieve infatti sarebbe sorta con molta probabilità nell'alto medioevo, intorno al V secolo, e avrebbe assunto potere sulle altre chiese e cappelle del territorio. Tuttavia della pieve, situata in origine con ogni probabilità nella zona corrispondente all'attuale via Pieve Canneti, oggi non rimane quasi più nulla se non il battistero di marmo, ritrovato durante gli scavi del 1814.

L'origine del primo vero nucleo abitativo di Orciano è legata quindi alla costruzione della chiesa della Pieve e al disboscamento della selva boscosa nel punto più alto della collina, per la costruzione del grande castello medioevale cui seguì anche la costruzione di spesse cinta murarie, attribuite da alcuni storici all'opera degli illirici. Nel 700 il castello faceva parte dell'Esarcato di Ravenna, governato a quel tempo dall'esarca Eutichio. Eutichio volle dar prova di subordinazione al vescovo di Fano San Paterniano, donando la chiesa di Santa Maria della Pieve e metà del castello di Orciano al monastero della città di Fano, allora sotto custodia benedettina. Queste donazioni furono confermate ai benedettini da papa Zaccaria nel 743, quando si fermò a Fano prima di dirigersi a Ravenna a firmare la pace con il re longobardo Liutprando. E il dominio dei benedettini fu confermato, arricchito e protetto dai papi Adriano IV e Alessandro III, con le bolle già citate in precendenza. L'imperatore Federico Barbarossa, nemico della Santa Sede, volle conquistare le simpatie fanesi, togliendo ai monaci benedettini i castelli che possedevano, e sottopose perciò il castello di Orciano al governatorato della città di Fano nel 1192. In seguito, il figlio di Barbarossa Enrico VI, costituì il castello di Orciano in feudo nel 1196, insieme con Mondavio, Mondolfo, San Costanzo e Pergola, e lo donò in un secondo momento alla famiglia ghibellina degli Ubaldini di Tiferno.
Periodo dei Malatesta

Nel 1306 i Malatesta, signori di Rimini, occuparono una prima volta il castello di Orciano e dopo alcuni episodi fu Galeotto I Malatesta a entrarne in possesso nel 1339, quando usurpò Fano e il relativo contado formato da diciotto castelli, tra cui Orciano. Papa Clemente VI confermò nel 1343 l'impresa di Galeotto, ma questo senza interessarsi di chiedere delibera pontificia, nominò quattro anni più avanti sette capitani che amministrassero il vicariato dei diciotto castelli. Uno dei capitani fu di reggenza a Mondavio ed ebbe il controllo inoltre del castello di Orciano, si San Costanzo e di Montemaggiore. Per il mantenimento delle forze armate, Galeotto forzò gli abitanti di Orciano a ingenti pagamenti di tasse per il finanziamento delle forze armate, così le popolazioni si ribellarono e insorsero contro Galeotto e i suoi capitani. Galeotto si vendicò sul castello di Orciano con le sue milizie e al suo passaggio vi lasciò macerie e vittime.
Torre Malatestiana

La Torre Malatestiana

Fu nell'anno 1348 che, per frenare e dissolvere la rabbia degli abitanti e per attrarre il loro consenso, Galeotto vi fece costruire la Porta detta "di sotto" e la "Torre", quest'ultima più nota nei secoli come "Torre Malatestiana", che in realtà doveva servire da osservatorio contro le possibili avanzate dei capi ribelli orcianesi. Nella Porta "di sotto", che costiutiva l'accesso principale al castello, gli orcianesi ormai in balìa della giurisdizione di Galeotto Malatesta vi fecero incastonare l'arme dei Malatesta, scolpita in pietra arenaria. Dell'antica porta d'accesso principale di epoca malatestiana non rimane alcuna traccia, poiché fu sostituita dall'opera, un secolo più tarda, di Giovanni Della Rovere, ancor'oggi apprezzabile.

Nel 1356 Galeotto Maletesta fu sconfitto dalle truppe del cardinale ispanico Egidio Albornoz presso Paterno, nei pressi di Ancona. Orciano tornò sotto la città di Fano per decisione del cardinale Albornoz, ma dalla città fanese passò di nuovo a Galeotto Malatesta, che ottenne tuttavia il perdono dal papa avignonese Innocenzo VI con una lettera del 20 giugno 1355, nella quale fu confermato Signore di Fano e a cui seguì anche il nuovo titolo di Vicario della Santa Sede.

A Galeotto, morto a Cesena a ottantasei anni nel 1386, successe il figlio minore Pandolfo III Malatesta, alla tenera età di 14 anni. Pandolfo III fu Signore di Fano e Senigallia e Vicario di Mondavio, nella cui vicaria vi era il castello di Orciano. Durante l'età minorile fu seguito nel governo dalla madre Gentile Da Varano (figlia di Rodolfo II Da Varano) e dal fratello maggiore Carlo. Alla morte di Pandolfo III, seguì il governo del figlio Galeotto Roberto, insieme ai fratelli Sigismondo Pandolfo e Domenico (detto Novello), guidati dalla moglie del defunto Carlo I, Elisabetta Gonzaga.
Periodo dei da Montefeltro e Della Rovere

Rimase al governo Sigismondo Pandolfo che, il 25 settembre 1463, fu sconfitto alla foce del fiume Cesano da Federico da Montefeltro, conte d'Urbino, sotto le dipendenze di papa Pio II. Sigismondo rimase tuttavia signore di Rimini ma perse il vicariato di Fano, Mondavio e Senigallia, che ritornarono sotto il potere diretto della chiesa, dapprima nelle mani di papa Pio II, poi di papa Paolo II e infine di papa Sisto IV Della Rovere, eletto romano pontefice nel 1471. Proprio sotto il pontificato di quest'ultimo iniziò il lungo periodo del dominio dei Della Rovere, di origine ligure, nel territorio marchigiano. Il papa nepotista collocò i suoi sei nipoti in importanti cariche ecclesiastiche e laiche: tra questi, Giuliano Della Rovere divenne il futuro papa Giulio II, mentre Giovanni Della Rovere divenne il vicario pro tempore della Chiesa romana sulla signoria di Senigallia e sulla vicaria di Mondavio. Siccome Giovanni della Rovere aveva solo diciassette anni all'avvio dell'incarico, il controllo del vicariato di Mondavio spettò in primo tempo al Conte di Urbino, Federico da Montefeltro.

Il dio Giano bifronte

I rapporti tra i Montefeltro e i Della Rovere si fecero più concreti con il matrimonio tra Giovanni Della Rovere e Giovanna da Montefeltro, figlia di Federico. Per quell'occasione il papa donò con abilità diplomatica il titolo di duca di Urbino a Federico da Montefeltro, con la bolla del 23 agosto 1474; il disegno del papa, con l'ufficializzazione del legame tra i Della Rovere e i Montefeltro, era evidente: unire il vicariato di Mondavio e la signoria di Senigallia al Ducato di Urbino. Questo progetto si realizzò con il figlio di Giovanni della Rovere e Giovanna Da Montefeltro, Francesco Maria I Della Rovere. Il blasone dei Della Rovere recava la rovere ghiandifera che, grazie il matrimonio, si arricchì degli stemmi dei Montefeltro e degli Aragona, poiché Giovanni Della Rovere fu adottato da Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli.

Giovanni della Rovere a Orciano portò la costruzione di nuove cinta murarie e di una nuova porta d'ingresso principale sud-ovest al castello con la porta ad arco a botte, al di sopra della quale si erge il suo blasone con la iscrizione IO DUX, in riferimento al suo ducato di Sora, oppure un probabile riferimento al ducato di Urbino. Il blasone presente sopra la porta d'accesso principale è inquartato: riporta lo stemma degli Aragona nel primo e nel quarto quadrante, la rovere ghiandifera dei Della Rovere nel secondo e lo stemma dei da Montefeltro nel terzo. Sormonta il tutto l'elmo nobiliare e la sfinge senza ali con sette serpenti in testa, sotto i quali vi è un cartiglio, in cui si legge: HINC [VIRTUTES] NOSTRAS LICET ESTIMARE, ovvero "Da ciò si possono valutare le nostre [doti]".

A Giovanni Della Rovere si deve anche la costruzione della Chiesa di Santa Maria Novella, progettata dall'architetto Baccio Pontelli, che decise di integrarvi la preesistente Torre Malatestiana. Giovanni Della Rovere lasciò il suo potere al figlio nel 1501, data della sua morte. Francesco Maria I Della Rovere, undicenne, fu inviato dallo zio paterno, il cardinale Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II), presso lo zio materno, il duca Guidobaldo I da Montefeltro. Presto iniziarono i contrasti con il duca Valentino, Cesare Borgia, retto dal pontefice Alessandro VI, che nel 1502 si impossessò della città di Urbino con inganno. Tra il 1502 e il 1503 le truppe di Borgia occuparono Orciano e i paesi limitrofi fino alla morte di papa Borgia e la successione di papa Giulio II Della Rovere, che fece cessare immediatamente il potere del duca Valentino. Alla morte del duca Guidobaldo della Rovere, il nipote Francesco Maria I Della Rovere divenne duca di Urbino, signore di Mondavio e di Senigallia.

Tuttavia, con la successione al soglio pontificio di papa Leone X della famiglia de' Medici, il Ducato di Urbino fu affidato a Lorenzo de' Medici. A Orciano, Giovanni De' Medici dalle Bande Nere alloggiò per alcuni giorni per organizzare la guerra di Urbino, che terminò con la sconfitta dei de' Medici. Orciano tornò sotto Francesco Maria I Della Rovere, che morì nel 1538 e il suo regno passò al figlio Guidobaldo II Della Rovere.
Periodo dello Stato della Chiesa e del Regno d'Italia

Il territorio orcianese fu concesso in feudo dal duca di Urbino Guidobaldo, con il titolo di contea, al generale Antonio Landriani, che divenne conte di Orciano. Egli morì senza eredi diretti nel 1557 e la contea tornò nelle mani del duca. Il feudo fu poi consegnato dal duca Guidobaldo al nipote del Landriani, Pietro Bonarelli detto Della Rovere, che divenne perciò conte di Orciano il 6 settembre 1559 e poi fu elevato a marchese, nel 1571, con la costituzione del marchesato di Orciano e Barchi, per concessione di papa Pio V al duca di Urbino. Alla morte di Guidobaldo II divenne duca il figlio Francesco Maria II, che fece prima allontanare e poi condannare ingiustamente il marchese Pietro Bonarelli Della Rovere e il cognato Antonio Stati, conte di Montebello, alla pena di morte, con l'accusa di aver attentato alla sua persona quando era principe.
Castello di Montebello

Castello di Montebello


Per sua fortuna il Bonarelli riuscì a scappare, ma solo in seguito fu riconosciuto innocente e riabilitato, mentre lo Stati fu imprigionato, torturato e infine decapitato. Orciano tornò quindi sotto il Ducato di Urbino che, nel 1631, fu devoluto alla Santa Sede, con la scomparsa di Francesco Maria II, morto senza eredi, ultimo dei Della Rovere. Nel 1860 i territori della legazione delle Marche, appartenuti fino allora allo Stato della Chiesa, furono annessi al regno di Sardegna sabaudo in seguito alla spedizione dei Mille garibaldina e alla battaglia di Castelfidardo e l'assalto di Ancona. Nel 1861 si costituì il Regno d'Italia.

 
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